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La storia di Oria

STORIA DELLA CITTA’ DI ORIA

Dalla dominazione di Roma a Federico II.

Intorno al 265 - 275 a.C., durante l’irrefrenabile espansione che portò poi Roma ad essere “caput mundi”, dopo la sconfitta di Pirro, Oria non poté che sottostare alla supremazia della città eterna. Nel bel mezzo delle guerre puniche, Annibale giunse nel salento e lo assediò. Arrivato ad Oria, il condottiero cartaginese incontrò la bella Uriana, definita dal Petrarca come la “vil femminella in Puglia” . Sconfitto Annibale, data la fedeltà dimostrata a Roma, il Senato di quella Repubblica dichiarò Oria non solo Municipio Romano, ma anche Città Confederata, motivo per cui gli vennero concessi vari privilegi. Importantissimo per la città fu l’anno 44 d.c., infatti, nel suo viaggio verso Roma, San Pietro giunse in Oria e predicò il vangelo ai suoi abitanti.
Dopo la caduta dell’imperatore Romolo Augustolo (476 d.c. – caduta dell’Impero Romano d’Occidente), Oria fu caratterizzata da una grande instabilità politica che portò la città, seppur con alternanza di vicissitudini, alla dominazione dei Greci, Goti, Longobardi e Bizantini. Nel corso del dominio bizantino, Oria ebbe uno dei periodi più movimentati della sua esistenza. L’importanza strategica e militare della città fu causa di assedi, saccheggi, distruzioni ed incendi. A causa di tutto ciò, gli abitanti di Oria si rinchiusero all’interno delle mura di cinta, assumendo la tipica dimensione di borgo medievale, ove trovarono riparo anche cittadini di grossi centri, come Taranto e Brindisi, che capitolarono nel corso delle scorrerie portate a termine dagli invasori arabi. All’esterno delle mura della città, invece, rigogliosa si estendeva “La Foresta Oritana”.
L’imperatore Basilio I, intorno all’888 d.c., elevò Oria a città ducale del “Themi di Puglia”, investendone Duca lo spodestato principe longobardo Gaitieri. Il saggio governo di questi, unitamente alla presenza del grande Vescovo Teodosio e quella dell’Accademia Ebraica, che in la cui fama in quel tempo era in continua ascesa, fece riacquistare ad Oria, sullo scorcio del IX° secolo, la sua antica importanza militare, politica e religiosa. Il Vescovo Teodosio è indissolubilmente legato alla costruzione della Cattedrale bizantina ed a quella della Cripta per custodire le reliquie dei SS Crisante e Daria (sopra cui successivamente è stato edificato il Castello di Oria). Infine, Teodosio si prodigò di trasformare anche l’antica grotta di Sant’Antonio Abate in sacello in modo tale da accogliere le spoglie mortali dell’anacoreta orientale San Barsanofio (patrono di Oria).
Doveroso appare, ora, aprire una parentesi anche sulla colonia ebraica di Oria che, come prima enunciato, divenne celebre in tutto il bacino mediterraneo e raggiunse il suo apice fra il IX e X secolo per la sua scuola talmudica (da Talmud (תלמוד), che significa insegnamento, studio, discussione: è uno dei testi sacri dell'Ebraismo). Ad Oria, la memoria di questa comunità è legata al rione “judea”, il toponimo con cui ancora oggi viene indicato l’insieme di piccole viuzze del centro storico ove vissero gli ebrei di Oria, il cui accesso avveniva attraverso una delle porte della città detta per questo Porta degli Ebrei (anche Porta Taranto).
Oria, con il nome di “Hauriah”, divenne nota anche tra gli arabi. Come sopra detto, quando questi popoli del medio oriente si spinsero nell’entroterra, la città dovette subire i loro ripetuti e cruenti attacchi. A seguito dei saccheggi compiuti dai Mori (918 d.c.) e dai Saraceni (924 d.c.), dalle devastazioni degli Ungari (947 d.c.) e dall'incendio degli Agareni (977 d.c.), la città di Oria fu ridotta a poco più di un mucchio di rovine, a cui si aggiunse la deportazione della popolazione. Per tale motivo, l'Imperatore di Costantinopoli Basilio II decise di ricostruirla ed affidò l'incarico al protospatario Porfirio (che nel 979 uccise il Vescovo-Martire Andrea). Verso l'anno 1000, la riedificazione bizantina venne portata a termine e la città di Oria fu munita di salde mura di cinta, intramezzate da 45 torrette di vedetta e di difesa, con tre porte di accesso che rimanevano chiuse durante la notte. Gli oritani, però, stanchi di eccidi e tassazioni, insorsero contro l’Imperatore di Costantinopoli (Bisanzio) dando inizio alla rivolta pugliese contro i Bizantini, che proseguì per circa mezzo secolo. Durante questo periodo, ad Oria si alternarono presidi greci a soldati normanni, che intervennero proprio a supporto dei rivoltosi. Proprio nel 1062, ad opera della famiglia degli Altavilla, in particolare i fratelli Malgerio e Roberto (detto il Guiscardo), i bizantini vennero definitivamente sconfitti.La dominazione Normanna perdurò sino al 1182, anno in cui Oria passò sotto la dominazione degli Svevi.
L'imperatore Federico II di Svevia, dopo averla dichiarata città demaniale, fece edificare nella zona più alta della città (proprio sui ruderi dell'acropoli e preesistenti fortificazioni normanne) il castello (1217-1233) e, nel contempo, si prodigò anche di consolidare le opere difensive della città. Siamo in piena epopea delle crociate, ed Oria ancora una volta fu il fulcro delle varie operazioni, infatti, non solo nelle sue campagne si accampavano le armate in attesa di imbarco, ma la città fu scelta per soggiornarvi anche dai nobili e dallo stesso Federico II, che nel frattempo attendeva all’interno del castello l’arrivo della sua promessa sposa, Isabella, Regina di Gerusalemme. Dopo la morte di Federico II ( definito anche “Puer Apuliae”, cioè il figlio di Puglia), la secolare lotta tra Guelfi e Ghibellini si fece sentire in maniera più che mai pressante anche ad Oria, che, essendo di parte guelfa, si ribellò agli Svevi sotto la guida di Tommaso D’Oria. Nel frattempo, succeduto a Federico II, Manfredi, che in un primo momento non riuscì ad espugnare le mura di cinta, entrò ad Oria. Domata la rivolta, il nobile oritano e capo rivoltoso Tommaso fu trucidato ed il suo corpo venne lasciato penzolare dagli spalti del Castello, e gli Oritani vennero assoggettati nuovamente dai ghibellini. Dopo il dissolversi dell’impero svevo, con la morte di Corradino, Oria cadde sotto il dominio degli Angioini (1268) e, a seguire, degli Aragonesi.

Dal 1500 ad oggi.


Fu proprio l'ultimo re della casa reale Aragonese, Don Federico, che nel 1500 elevò Oria a marchesato, dandola in feudo a Roberto Bonifacio. In seguito alla guerra tra francesi e spagnoli per il possesso del Regno di Napoli, la città subì l’ennesimo assedio da parte degli spagnoli. Dopo due mesi di resistenza, il sindaco Bartolomeo Oggiano trattò la resa e la città venne annessa al regno di Ferdinando il Cattolico. Fu quindi amministrata dal capitano del popolo Ortenzio Pagano e poi da S. Carlo Borromeo, che nel 1568 alienò il feudo al vescovo di Cassano per 40 mila fiorini d'oro, somma che fu distribuita in opere di carità.
Nel 1572, il feudo di Oria venne acquistato da Davide degli Imperiali, una nobile stirpe di Genova. Questi, unitamente ai Marchesi di Oria ed i Principi di Francavilla, tennero il feudo sino al 1789. Dopo circa due secoli, infatti, morto Michele IV senza lasciare eredi dinastici, Oria venne assorbita dal regio demanio del re Ferdinando IV di Borbone.
Aboliti i privilegi feudali nel Regno di Napoli, in forza della legge del 1° agosto 1806 emanata da Giuseppe Bonaparte, il Castello di Oria, privato di qualsiasi attrezzatura militare, venne affidato al Municipio e dichiarato monumento nazionale (1879).
Nel periodo del Risorgimento, anche Oria diede il suo contributo affinché si realizzasse l’unificazione d'Italia, tanto è vero che alcuni cittadini si costituirono in società segreta, sotto la guida di Camillo Monaco, e cospirarono contro la dominazione borbonica.
Altro contributo Oria lo ha dato nel corso delle due guerre mondiali. In quella del 1915-1918, ben 176 cittadini perirono sui campi di battaglia, mentre 102 furono quelli feriti o mutilati. Nel corso del secondo conflitto mondiale, invece, gli Oritani patirono la presenza delle forze alleate, infatti, le truppe anglo-americane di occupazione, entrarono ad Oria l’8 settembre del 1943.
Nel corso del XIX° secolo, comunque, Oria perse la sua importanza e molti monumenti caddero in rovina. La stessa, comunque, restò sempre meta prediletta di grandi scrittori, artisti e uomini di cultura, che la visitavano alla ricerca di atmosfere romantiche che potessero stimolare la loro fantasia.

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